ondalternativa.it – agosto 2007
E’ difficile trovare in questi anni di ormai troppo satura produzione di musica emergente qualcosa di reale valore riconoscibile, al di fuori di una scena italiana sempre più costruita in ogni sua parte e dal dubbio valore. Questa autoproduzione degli elettronoir può insegnare molto alla musica italiana; questo lavoro capace di raccogliere il passato nostrano e raccontarlo con trame intrise di un’attitudine morriconiana e un grande amore per la new wave.
“Dal fronte dei colpevoli” racconta una storia, una perfetta corrispondenza fra racconto e trame sonore che ci trasporta nel noir anni ’70, da Franti, il protagonista, e dalle sue vicende di fughe, amore e criminalità giovanile. In questo caso, è difficile giudicare un pezzo alla volta almeno quanto lo è amare di più o di meno diversi pezzi di un puzzle, ma cominciamo con “la dolce vita”, prototipo dell’ottimo cantautorato romantico dalla melodia lieve e caratterizzata da tanto di esplosione accompagnata dal solo pianoforte (protagonista indiscusso del disco), ma che non rivela a pieno le ottime potenzialità contenute in questo album. L’elettronica si insinua prepotentemente con “nero zero” dalle tracce drum ‘n’ bass che contornano le confessioni e le preghiere d’amore di franti e compagna. La storia continua con “l’ultima volta” dove la drammaticità viene accompagnata da un tappeto sonoro giusto e mai prepotente che sale e scende nei momenti opportuni; il motivo non si ferma, è il momento delle parole di Gian Maria Volontè che sovrastano “il dovere di reprimere”, fino ad un intreccio sonoro di melodia, noise e atmosfera che esplode nella testa dell’ascoltatore coinvolgendolo al massimo, e probabilmente regalandogli il pezzo più emozionante del disco seguito in diretta dalla magia strumentale di “in viaggio”, emozionante e dal leggero odore di moderno post-rock.
E arriviamo a “Monaco ‘77”, forse il pezzo meglio costruito e pensato nonchè d’incredibile effetto grazie a una linea vocale tagliente, un riff di pianoforte da bucarti la testa e il ritmo incalzante della solita drum elettronica, intervallato dalle atmosfere cullanti create dalla splendida voce femminile degli elettronoir.
L’ottimo testo de “il fronte dei colpevoli” e la dolce invocazione de “la pelle” non danno nulla di nuovo da aggiungere a ciò già descritto. Dopo l’apprezzabile scelta di riprendere l’atmosfera iniziale con l’ultimo brano, questo lavoro si conclude esattamente come un solito film noir: uno sparo, e la probabile morte del protagonista.
Tirando le somme, gli Elettronoir hanno certamente partorito un ottimo disco indiepop, con riferimenti palesi a gruppi già affermati come i Baustelle e come detto prima il bagaglio new wave, ma hanno anche costruito una propria identità, un proprio sound e si sono creati le loro storie da raccontare. Forse sembrano tre problemi essenziali di una nuova band da risolvere per uscire dal mucchio, eppure, molti pochi ci riescono. Gli elettronoir sicuramente hanno imboccato la strada giusta, ed è altrettanto sicuro che sia d’obbligo accorgersi di loro.
Doriana de Marco, ondalternativa.it
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