MusicBoom, Novembre 2006
Dal Fronte Dei Colpevoli è un concept album, la colonna sonora d’un poliziottesco anni ’70 mai esistito, un album concepito e realizzato in modo così professionale, complesso e a suo modo perfetto che rigirarmelo tra le mani in forma di demo un poco mi sorprende, ma forse nemmeno tanto a pensar bene alla discografia italiana.
Dal Fronte Dei Colpevoli è la storia di un criminale, è la storia di una fuga ed è la storia d’un ragazzo di nome Franti. Gli Elettronoir sono fottutamente innamorati degli anni ’70, anche se non ne fanno un credo. Adorano le ambientazioni noir più che quelle poliziesche, le drammatizzano come da (in)evitabile inclinazione partenopea con sprazzi melensi ma già classici (il battito di cuore che chiude Monaco ‘77).
Scorrendo gli altri brani, La Dolce Vita è una dolceamara caramella pop di tradizione tragicocantautoriale, derivazione delle nenie sommessamente rabbiose in stile Cocciante. Nero, zero è un drum ‘n bass con aperture acquatiche e un testo che pare frutto dell’esplosione/scoperta di libertà di sessantottina memoria (“E in piedi nudo avanti a te, vibravo/ Franti amore non andare, scopami ancora/ (scopami ancora)”). E poi: la title track Il fronte dei colpevoli, inno da sigla di cartone animato che urlano a squarciagola i grandi quando sono presi dalla malinconia e vogliono giocare a sognare una vita più avventurosa d’un computer e una scrivania (”P38, a mano armata/ bavaglio rosso, io marcio a sangue freddo e senza pensarci…”).
Ma il vertice assoluto dell’album è un racconto psichico e psichedelico più che psicologico che giace sotto a un titolo impegnativo, Il dovere di reprimere: su di un tappeto sonoro che s’arrotola su se stesso fino ad implodere scorrono campionamenti di vecchi film in un sunto amaro come Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Vertice eguagliato dalla chiusura de La Pelle, testo splendido e una trama sonora semplice ma davvero incisiva, come il contrappunto dei cori assolutamente morriconiani.
L’onda della riscoperta delle colonne sonore di poliziotteschi, le compilation blaxploitation, sexploitation, mood mosaic e via dicendo si sarà forse chetata, la santificazione in vita o in morte di Morricone, Umiliani, Trovajoli e Piccioni forse è già dimenticata, ma i Baustelle hanno aperto un varco di riletture retrò e se qualche discografico scorrerà queste righe segua un piccolo, semplice consiglio: scritturarli in fretta.
Dimenticavo: vuole la ferrea tradizione del noir che l’eroe, il criminale, muoia sempre.
Mattia “Bradisismi” Bergamini
www.musicboom.it novembre 2006
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