Il Mucchio selvaggio, aprile 2007

Debbo ammetterlo, gli Elettronoir mi sono passati sotto il naso: trascurati, sfuggiti via, relegati lontano migliaia di chilometri; invece vivono a un tiro di schippo da dove abito e lavoro. Il loro primo CD era là sullo scaffale tra gli Elettrojoyce e Sergio Endrigo; sono dovuto andare a riprenderlo per espiare la superficilità con cui lo ascoltai un paio d’anni fa. A scatenare il mio rimpianto è stato il nuovo EP del quartetto romano, che ho promesso di recensire ancor prima di inserirlo nel lettore. Una voce potente ed espressiva, un ritmo intrigante e arrangiamenti ben calibrati, tra chitarre mai troppo rumorose e una buona dose di elettronica, hanno subito fugato ogni pregiudizio, rivelandomi in un batter d’occhio la bontà del CD e il talento di questa giovane band.
Mentre mi godo le atmosfere new wave di “Laika” e “Sciarti”, colgo influenze che partono dagli anni 80 e arrivano sino ad oggi, seguendo la strada di certo pop rock d’autore capace di innalzare la più semplice forma canzone ad emblema epocale, dall’Enrico Ruggeri di “Polvere” a ai Baustelle dei giorni nostri. Tra i cinque brani racchiusi nel CD spiccano anche due cover: “Memorie di una testa tagliata”, che rende giustizia ai C.S.I. che furono, e “Mondo folle”, riadattamento in lingua nostrana di un celebre successo dei Tears For Fears.



Fabio Massimo Arati

Il Mucchio Selvaggio, Aprile 2007

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