Uno dei lavori più riusciti ed originali dell’anno nel panorama emergente italiano; con questo disco gli Elettronoir si candidano a ricevere numerosi consensi a livello nazionale ed europeo, con l’assoluta certezza di raggiungere l’interessamento di qualche intelligente etichetta. Ed anche se di sicuro non sbancheranno alle vendite (sappiamo bene che per vendere contano tante altre cose) di certo impressioneranno qualsiasi ascoltatore per l’oggettiva qualità ed eleganza di questo prodotto, e questa è una certezza che nessuno ci può togliere.
La fortuna, e la redazione, mi affidano all’ascolto questo lavoro ed io ne resto inaspettatamente folgorato. Beh, ora non è che stiamo parlando della nuova PFM, o di De Andrè, o di Battiato, nulla che rivoluzionerà il panorama musicale italiano, ma non mi sembra di essere eccessivo nell’affermare che non mi capitava di ascoltare musica italiana di questo livello da un bel pezzo.
Poesia e cronaca, thriller e colpi di scena si alternano seguendo un percorso articolato e avvolgente dove la musica funge da colonna sonora, ma sa anche essere protagonista quando la situazione lo richiede. Sono evidenti le radici dei ’70, Morricone è il riferimento, se non altro nella concezione musicale e nell’uso quasi cinematografico che ne si fa, il tutto mischiato alla new wave più raffinata arricchita dall’uso sapiente di campionature ed elettronica che attualizzano il prodotto senza mai tralasciare la componente cantautorale e melodica; magari un piccolo dissenso va alle soluzioni vocali, non sempre all’altezza del pregiatissimo cocktail di suoni circostante.
Cercare di contestualizzare ad un genere questa musica è comunque davvero riduttivo. L’usuale ricerca dei riferimenti musicali, tipica deformazione professionale dei recensionisti, pian piano va scemando perchè sopraffatta dal turbinio emozionale che ti trasporta fino al punto di non ritorno, la traccia 4, Il dovere di reprimere, e non hai più modo di tornare indietro. Federico Zampaglione vorrebbe fare un disco così, ma non ne ha il coraggio.
Soffermarsi sui singoli brani è ancor più riduttivo. E’ evidente la ricerca del gruppo di costruire una sorta di viaggio emozionale fatto di capitoli (i brani) che si susseguono tra loro seguendo un naturale percorso, logico proprio per la sua instabilità. Ascolti gli Elettronoir e immagini l’Italia che cresceva con la Fiat, la mafia e la DC, poi magari ti trovi un film come “Romanzo Criminale” direttamente davanti e a quel punto ti dimentichi che ormai sei nel Ventunesimo Secolo e che è impossibile che la musica italiana possa essere ancora cosi bella perché cosi retrò ma allo stesso modo cosi fottutamente attuale; allora sentenzi che gli Elettronoir sono un gruppo di trent’anni fa…
Non oso immaginare cosa possono combinare questi ragazzi se riescono a trovare una grande produzione. All’estero li avrebbero gia osannati. BRAVI!
Andrea Panzieri, dedication.it
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