E’ uscita ieri l’intervista che ci ha fatto Roberto Paviglianiti sul magazine L’isola che non c’era. A rileggerla, adesso che è passato più di un mese da quando io e Marco tirammo giù quelle frasi, mi fa quasi strano a vedere come sembri in fondo una cosa limpida e chiara. Il merito è sicuro dell’intervistatore, che ci tira fuori spunti veramente interessanti.
Come, ad esempio, sull’affaire Pasolini. Enver ieri, parlando dei Tecnosospiri, invocava una moratoria sul tema, chè è il terzo disco in pochi mesi con espliciti riferimenti al friulano che spingeva la sua Alfa nella notte.
Lo dico chiaro: inutile fargli troppi omaggi, chè se fosse vivo ci prenderebbe tutti a bastonate, a noi figli della borghesia. L’unica è tenerlo dentro, conservarlo, e sperare che un’altra generazione, forse migliore, apprenda il senso autentico di quelle parole.
Qui ci dicono esistenzialisti e sfrontati. M”ha scritto un’amica, dopo aver visto il concerto, che sembriamo una specie di colonna sonora della dolce vita in decomposizione.
Uau, parole grosse. Se è davvero così, non sarà mica semplice scoprirlo. Cinque persone tengono dentro una complessità da cattedrale gotica. Per chi vuol provare a capirci qualcosa comunque, le parole che seguono sono un buon punto da dove far partire l’indagine.
Elettronoir
E’ tutta colpa vostra
di Roberto Paviglianiti
Gli Elettronoir sono una giovane band romana che trova il proprio equilibrio stilistico unendo la passione per il cinema d’autore, le atmosfere misteriose e un’elettronica capace di rendere il tutto attuale e piacevolmente intrigante. Il loro nuovo lavoro Non un passo indietro – seconda parte di una trilogia iniziata con il disco d’esordio “Dal fronte dei colpevoli” – ha segnato un deciso avanzamento del loro progetto musicale. A tal proposito abbiamo rivolto alcune domande a Marco Pantosti (voce e pianoforte) e Matteo Cavucci (basso), che ci hanno dato delle risposte in linea con la loro filosofia creativa tra esistenzialismo e sfrontatezza.
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