E anche la tua pietà gli è nemica
Del perchè mi piacciano i Bancale nemmeno dovrei stare a spiegarvelo. Sembra un blues contadino, di quelli usciti da zolle di terra e fiaschi di vino rosso. Sa di polenta e aringhe, di fango attaccato alla suola delle scarpe, di nebbia di novembre come pure di sacchi di juta pieni di gran turco portati a spalla. E’ una musica che viene da vicino: la voce pare quella di uno di quei vecchi da osteria, consumati dalla vita e dal sangiovese, mentre dietro crescono suoni da industria che non c’è più, di quelle di ferro e d’acciaio che trasformarono i contadini in operai nel giro di una generazione.
E ci vedo pure le macchine che tornano a casa la notte tardi dalle discoteche di provincia, con i figli dei figli che ora con le audi lucide di benessere filano sulle provinciali sospese tra capannoni e campagna umida, in un luogo, in un tempo, che pare sempre passato.
Bancale – Coproduci
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Bancale – Corteccia
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Bancale – Crepa
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E dire che ci sono arrivato quasi per caso. Mi stavo scambiando qualche mail con Luca per altre faccende, e in mezzo alle righe esce questa cosa della sua band. Di più: mi dice che è da tanto che c’è una canzone, Cavalli, che ha lo stesso nostro Pasolini che recita la Terra Del Lavoro. Non è stata inclusa nel loro Ep, ma il punto di contatto c’era, occorreva approfondire.
Ho chiesto così il perchè del riproporre Pasolini, quel Pasolini, a Luca, e lui ha tirato giù una decina di righe. Ho chiesto la stessa cosa a Marco, che è stato lui a lanciare l’idea di quella voce e di quella poesia per Non Un Passo Indietro. Due incontri, due punti di vista sullo stesso testo, lontanissimi eppure affascinati in fondo dalle stesse cose.
Il testo di Cavalli è stato uno dei primi che ho scritto per Bancale. Come tante delle cose che scrivo per il gruppo parla della Fine: umana (il dolore e la morte, fisici e spirituali), ma anche sociale, culturale, totale. La Fine che è ciò con cui tutti, almeno una volta, dobbiamo fare i conti, per cui conviene prepararsi, o almeno saperlo e accettarlo, che è già tanto. In particolare Cavalli descrive la Fine di un certo tipo di mondo, che è quello contadino e proletario delle terre bergamasche, spazzato via dall’industrializzazione prima (che da noi come in tanti altri luoghi d’Italia è arrivata in modo corposo dopo la Seconda Guerra Mondiale) e dal liberismo via new economy poi. Un mondo con le sue enormi contraddizioni, ma appunto un mondo, che dava un’identità a chi lo viveva, grazie ad un forte sistema di solidarietà inserito in precisi luoghi fisici che lo promuovevano (le cascine e le aie) e da un sistema economico (chiamiamola mezzadria) che, anche qui pur con difetti enormi, metteva al centro l’uomo e non il profitto costi quel che costi. Viste le premesse, una volta terminato il testo e dato ad esso insieme agli altri due Bancale una musica tra l’apocalittico e il funerario (perché d’altra parte è di un’Apocalisse che il testo parla) è venuto spontaneo inserire nella coda della canzone la voce di Pasolini. Pensandoci poi – allora la decisione fu molto di pancia e sentimentale – i motivi della scelta sono due, tutti due piuttosto banali ma per noi fondamentali. Il primo è che Pasolini ha detto più o meno le stesse cose che sono contenute nel nostro testo, quindi ne riconosciamo una forte derivazione. Il secondo è che Pasolini, e in particolare la sua voce, proprio in senso fisico, sono ciò che manca oggi, più di tutto. Trattenere un frammento di una delle sue poesie che più apprezzo in una nostra canzone è portarsi via un pezzo di profezia, che come ogni profezia che si rispetti è in grado di dare un Senso alle cose. Un Senso non salvifico ma estremamente disperato. Tuttavia in grado di riempire i vuoti, le solitudini, il nulla.
Luca, Bancale
Non so nulla di Pasolini. Apro con quest’amara conclusione. Ho letto tantissimo e visto di più. Potrei dire quasi che l’ho studiato. Ma ciò che si apprende è molto condizionato dall’inesperienza. La fame è fame solo se la provi. Nessuno hai mai la giusta coscienza. Si disattende così alla proprie vita, e le aspettative ci hanno sempre fottuto. è la lezione delle sue e delle mie ceneri. Un dogma a tempo determinato.
La terra del lavoro è una condizione di appartenenza. come lo è la disperazione, la vita difficile che è difficile perchè impossibile.
Credo che Pasolini uno se lo debba meritare. Pasolini lo consegui con lo stomaco. La terra dell’esperienza è campo, territorio geometricamente indefinibile. E’ l’infinito che sfugge perchè corre da fermo. Traversa gli anni e ronza nel sangue.
E’ trascorso, passato, ma sta sempre lì. Un cavo elettrico impazzito che non ho mai avuto intenzione di domare.
Il caso ha messo le scintille fra me e Pier Paolo. Il caso ha dettato i tempi di conoscenza. La riconoscenza alla moderna dinamica e non al progresso di convenzione. L’uomo resta eterno ed immutabile solo negli stati di miseria e disgregazione. Gridare, inveire, denunciare, capire e criticare, con un filo sottile di voce che punge la tensione e la smorza.
Pasolini ha scritto la letteratura che ho nel cuore. L’ha costruita per sempre. e non è morto affatto per me. Pier Paolo vive per me. perchè io non ne sappia mai nulla. Perchè io possa conservare sempre l’elogio di un dubbio che è antidoto di crisi esistenziali, che porta l’emarginato a non sentirsi mai sul confino delle regole imposte di atrocità in atrocità, da sempre, oltre, ovunque.
Con la foto di zappatori e operai senza voce che ho chiamato nonni, padri, zii, e che senza voce mi hanno sorriso.
Immutabili nel profilo in bianco e nere di storie ripetute ed inestimabili.
Non so nulla di Pasolini, ma conservo tutto.
Marco, -elettronoir-










aprile 1st, 2009 alle 11:18
Matteo, Marco. A proposito di Pier Paolo, ironia della sorte, ieri sera ho caricato questo:
http://www.youtube.com/watch?v=wEPCSUYMXF4
Niente di eccezionale, qualche foto di Pasolini, e la quarta traccia dell’ultimo cd, che condividono lo stesso titolo. Viene una luce che scopre anime… ;)
aprile 1st, 2009 alle 13:53
Uah, Roberto, mi piace tantissimo, specie perchè t’è venuto fuori spontaneo e per il solo gusto di farlo.
Grazie ancora per darci una mano a far conoscere queste canzoni: lo fai in modo stupendo.
aprile 1st, 2009 alle 23:23
E’ qualche tempo che mi destabilizzate le giornate.
State diventando un’ossessione.
aprile 5th, 2009 alle 19:17
Roberto, ma insomma vieni a sentirci a Roma?
aprile 5th, 2009 alle 20:45
Georgia, ma insomma, si può sapere una data certa? mi avevi detto il 26, o sbaglio? eheh… ci provo a venire, tranquilla! mi pare ovvio. :)
aprile 6th, 2009 alle 09:32
Un po’ di pazienza, e ce ne usciamo con tutti i dettagli.
Facci allestire un po’ di cosette carine, Roberto, tipo flyer e newsletter, e poi ci si mette d’accordo per bene :)
aprile 7th, 2009 alle 19:16
oh ma guarda, che ora se la tira pure!!! :)
aprile 7th, 2009 alle 19:53
ahahaha, ti riferivi a Matteo vero?? :P
mannaggia che avete scelto un periodaccio: il 24, il 27, e il 30, se ricordo bene, ho tre esami (@_@), e dovrò districarmi bene… ma non posso mancare, eh! =)