La teoria del frigo pieno
Il titolo, è chiaro, prende spunto dai Brutopop, che tanto tempo fa erano in una di quelle cassettine, che ascoltavamo in macchina mentre si andava alle prove. Di strada ce n’era parecchia da fare, dato che si provava a Morlupo nella meravigliosa grotta di Nando (…ma poi un giorno ne parliamo per bene), e quella era tra le poche -ma buone- cose disponibili in quella macchina con lo stereo a nastri.
Erano proprio belle le c90 di Davide (si, la macchina era la sua…), assemblate con cura artigiana e pazienza certosina; oguna con il suo lettering personalizzato, solo penna e mano libera, sullo stile degli artwork originali. La stessa passione che ci mettono pure a Frigopop!. Tra le interviste, recensioni e videocast, pure loro si divertono a confezionare i nastroni, certo digitali, ma che portano in fondo lo stesso spirito.
E’ andata a finire che a forza di cercare ingredienti per riempire il Frigo, il loro sito stamattina apre con una recensione molto bella al nostro Lp. La firma SleepingCreep, che già pregusta il gran finale della trilogia; siamo appena alla metà però, questro è il secondo capitolo, e di strada ce n’è ancora tanta da fare. Almeno almeno, un altro centinaio di Roma-Morlupo andata e ritorno.
elettronoir – Non un passo indietro
Si apre con un trillo di telefono: la voce femminile, affannata, risponde. Vuoto. La ragazza chiede, insiste, se dall’altra parte c’è Franti: tornano gli -elettronoir-. Sì, quelli di Dal fronte dei colpevoli, quelli che ci avevano fatto piangere e masticare gli anni ‘70 spruzzati con l’aerografo di suoni elettronici.
Tornano, col secondo capitolo della loro personale trilogia noir, che ci riempie della sua passione pastosa, che supera anche le incertezze strumentali del lavoro precedente. Con rigore sorprendente, le tracce sfilano senza confusione, pur compenetrandosi, ad intessere una narrazione sofferta, ancora una volta una storia, a continuare quella che ci avevano raccontato e suonato quattro anni fa. Non ci sono rimpianti rispetto al lavoro scorso, la formula è rodata, ma non stantia ed offre spinte in avanti notevoli: un album in bilico tra la melodia pura (Medea, semplicemente struggente e Amore dimentica/pietà raccoglie) e l’elettronica post-rock (Non un passo indietro, immancabile pezzo parlato, questa volta con voce e testo di Pier Paolo Pasolini!). Accenni di Baustelle qua e là (appena una spruzzatina in più per Berliner) e l’iniezione massiccia di una voce femminile la cui scarsità lasciava un pizzico l’amaro in bocca nel lavoro scorso. E dense novità lasciano molto ben sperare per il gran finale della trilogia (La ballata della violenza).
Un album fatto e finito, che si lascerà raccontare a lungo. Buono per questo inizio di primavera che striscia sulle orme dell’inverno cronologicamente andato.
Da consumare preferibilmente: facendo a gara con il vento a non tornare indietro mai.
SleepingCreep,
Frigopop.com, marzo 2009
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marzo 25th, 2009 alle 16:36
…grande matteo!!!…quanti ricordi…roma-morlupo-roma…….