-elettronoir-

Un suono sospeso tra Morricone e Cure, Warp e Labrador. Gli anni ‘70 delle pellicole italiane e gli anni ‘80 della New Wave. Avanguardia e melodia. Pianoforte, Voce Maschile. Chitarra Basso. Elettronica, Campionamenti. Voce Femminile. Storie d’Italia degli anni 70, rosse come il sangue e nere come il piombo. Una colonna sonora per film già scritti, diretti, interpretati.



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L’impermanenza ci salva

Ma voi, come fate ad ascoltare la musica? Non parlo del fatto di metterla dentro l’ipod o se farla girare solo dentro certi aggeggi con le puntine d’oro zecchino, forse mi son espresso male. Mi riferisco piuttosto a come la captate, come entrate in contatto coi dischi e le cose che si producono.

Una volta (dicono…) c’era la radio: uno l’accendeva, si affezionava a certi Dj e quelli facevano per te un bel lavoro di selezione sulle nuove uscite, facendoti assaggiare con una o due canzoni la nuova perla di cui si stava parlando. Il più delle volte era una merda, ma almeno ne avevi la prova: l’avevi ascoltata con le tue orecchie.

Con le riviste, beh, la storia era un po’ più difficile: lì c’era proprio da fidarsi e basta. Scommetto che tutti noi siamo pieni di “dischi del mese” finiti a prendere la polvere sullo scaffale. Però di contro stimolavano un bel senso critico: dopo qualche anno ti accorgevi della fuffa al primo comunicato stampa.

Poi è arrivato l’internet e il p2p, e d’improvviso potevi prendere tutti i dischi che volevi, per intero, quando e come ti pare e senza nemmeno sentirti in colpa. Non so a voi, però dopo un po’ tutto sto mare magnum di scelte m’ha dato l’angoscia: mi son ritrovato con gli hard disk pieni di canzoni che non ricordavo nemmeno di aver tirato giù, e col passare dei mesi manco mi interessava più di tanto avere cinquanta dischi in download.

Tutto è cambiato da quando un bel giorno ho scoperto gli M-blog

Prima erano posti solo per certe chicche o per fugaci ascolti di uno o due pezzi. Poi però pian piano son cresciuti, tanto che posso tranquillamente dire che, ad oggi, sono l’unica mia fonte di buone cose da ascoltare.

Che roba è, come funziona? Semplice, qualcuno (pure tu eh!) si apre un blog su qualche piattaforma gratuita, e, grazie a siti di condivisione di file (tipo questo o quest’altro) carica un disco che ritiene sia meritevole (se poi l’hai rippato tu direttamente dal cd…perfetto!). Si aggiunge la copertina, due righe -se vuoi- di presentazione, e il risultato è strabiliante.

Io faccio così: se voglio qualche buona cosa di indie rock, vado a vedere l’ultima che mi propone un tenero ultrà polacco. Se ho bisogno di qualche vibrazione positiva, basta prendere le pillole. E se voglio scappare in Brasile, so bene dove si compra il biglietto.

Ce ne sono di migliaia, ognuno dedicato ad un genere preciso oppure orientato sulla collezione privata del proprietario. Tra tutti, ce n’è uno davvero bello che si occupa di musica indipendente italiana. Lui si chiama Burro, e su IndieItalia tira fuori certe meraviglie che quasi m’ero dimenticato nascoste in mezzo alle pieghe dei miei dischi rigidi o sepolte dalla polvere sugli scaffali. Lui segnala, ed io scelgo se scaricare oppure no, ma il più delle volte mi faccio tentare e prendo pure i dischi che avevo consumato in gioventù.

Quasi ci rimango di sasso poi quando una volta, scorrendo l’archivio, ci trovo pure -elettronoir-, (ora con tutt’e due gli Lp, Dal fronte dei colpevoli e Non un passo indietro!) Per me, è stata una di quelle belle soddisfazioni modello ragazzino che per caso becca la sua canzone sulla radio nazionale. Uau.

E si, è come pensi tu: c’è da aggiungere anche che è tutto illegale.

6 Commenti a “L’impermanenza ci salva”

  1. brassy dice:

    Posso aggiungere che, quando si ha voglia di stare in quegli ambienti tanto cari a certi film anni 70, ci si metti comodo in questo salotto borghese?
    Io una visitina ce la faccio spesso, anche solo per ammirare le splendide copertine!

  2. Burro dice:

    La stasi ancora dorme..
    Il loro sonno ci rende liberi.
    Di scegliere, di scoprire, di ascoltare quello che non ci permettono più di trovare nei negozi.
    Finchè potrò porterò avanti il blog, per chi come me vive o ha vissuto all’estero e la musica italiana – ormai solo più quella – lo riporta alle proprie radici.

  3. Matteo dice:

    brassy: è vero, il salotto di Dansero ci stava tutto. Mannagg’ a me: era da segnalare assolutamente.

    Burro, ma quale onore! Il futuro passa (anche) da te.

  4. dj nepo dice:

    eh sì, gli m-blog sono la fonte….

    bel post, matteo.

  5. Matteo dice:

    Nepo, se lo dici tu vuol dire che c’ho visto giusto co sta storia degli M.blog.

    Se ripassi da queste parti lasciaci un po’ di coordinate tue, che sicuro saranno buoni posti da esplorare.

    ;)

  6. dj nepo dice:

    hey, io vengo spesso da queste parti… :)

    Matteo, ormai nei blog c’è proprio di tutto. Ma davvero di tutto. C’è perfino chi si specializza nel soft pop…
    http://softsoundsforgentlepeople.blogspot.com/

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