Studio aperto

Una delle cose più belle che ti capitano quando fai canzoni è il fatto di poter entrare in contatto con tante persone, prima sconosciute, che ascoltano le cose che fai. Spesso ci si trova ai concerti, ma molto più spesso ci si trova via mail, nei commenti o in qualche socialnetwork. Escono fuori sempre gran belle chiacchiere, che per noi sono proprio come guardarsi in uno specchio: attraverso le domande e le risposte va sempre a finire che si conosce meglio ciò che si è combinato.

Andrea è un ragazzo che vive dalle parti di Como, e che sentendo le nostre canzoni, ci ha scritto per capire meglio come abbiamo fatto a realizzare certe cose. E’ andata a finire che a forza di parlare con lui di aspetti tecnici e di certi retroscena di Non Un Passo Indietro, è venuta fuori proprio una bella cosa, utile per capire cosa c’è dietro un disco e un progetto come il nostro.

Un’intervista strana insomma, nata da direttamente da un ascoltatore curioso e ben attento, che ci pare possa essere interessante anche per chi magari sta progettando di registrare un disco da sè o semplicemente vuol rendersi conto meglio di cosa c’è dietro al suono degli -elettronoir-

Andrea: Innanzi tutto partiamo con curioso aspetto che viene alla luce in numerose situazioni del disco: l’utilizzo di distorsori sulla voce. Si nota infatti che la voce è spesso processata con dei distorsori che, (anche se in modo non estremo) rendono il cantato tagliente, spietato e a tratti letteralmente “divorato” dalle strumentali. Volete parlare del perché di questa scelta e della catena d’effetti attraverso il quale avete ottenuto il risultato? Il fatto di non utilizzare backvocals se non forse nel ritornello di “La ballata della violenza” è legato a questa scelta?
Nando: Beh, la scelta di trattare le voci in maniera più o meno estrema deriva dall’esigenza di enfatizzare diversi stati d’animo e sentimenti che i testi vogliono esprimere, e in alcuni casi le abbiamo volutamente immerse negli strumenti per raggiungere il giusto equilibrio sonoro globale.

Le voci sono state tutte registrate abbastanza “clean” (essenzialmente con un Neumann U87 preamplificato con Avalon 737 e a volte compresso con un Red3 di Focusrite, il tutto acquisito con Apogee Rosetta 200 su Sonar 7 a 48khz e 24 Bit), dopodichè in fase di missaggio ho aggiunto dove servivano i vari filtri o distorsori: si va da “Filter di Antares” al ditorsore dei “Blue tubes di Nomad Factory”, o addirittura ad “Amplitube Jimi Hendrix” e così via…elencarli tutti sarebbe complicato!
Qualunque mezzo è lecito per ottenere il risultato che bisogna avere già chiaro in testa..;)

Poi ci sono a seconda del pezzo anche delay e reverberi di vario genere (tutti i reverberi ed alcuni delay fatti con Lexicon PCM91 ed il resto dei delay con plug-in di ogni sorta)

Per quanto riguarda i contrappunti vocali in realtà non ne siamo affascinati..ci sono solo alcuni unisoni (la coda di Amore dimentica/pietà raccoglie e un pezzetto di Ieri,oggi,domani.)! Credo che nel nostro contesto musicale sarebbero un pò troppo sdolcinati e barocchi, infatti preferiamo stratificare le melodie e l’armonia su suoni diversi e lasciare una sola voce con un suono bello incisivo!


Andrea: La voce non è tuttavia l’unico elemento “sporco” del disco. Risulta infatti essere solo uno dei tanti fattori che entrano in gioco per creare il vostro nuovo sound oltre ad organi, rhodes, chitarre, synth e bassi particolarmente saturi.E’ stato difficile rendere il tutto omogeneo in fase di mixing? Cos’è che vi ha fatto di più disperare :-) ?
Nando: Smentisco subito la presenza delle chitarre (non ne usiamo…ne ho fatta una solo ne Il dovere di reprimere ma su questo disco non ve ne sono affatto..). Tutto quello che senti è fatto con bassi, hammond e synth più o meno saturi o distorti.

Per i bassi principalmente usiamo il Boss ODB-3 ed un Big Muff Electro-harmonix russo (opportunamente customizzato) e…non svelo altre chicche, qualche segreto ce lo teniamo per noi!
Missare gli -ELETTRONOIR- è una delle cose più complesse che esistono perchè non c’è nessun riferimento a cui rifarsi. Tecnicamente la difficoltà sta nel far convivere i vari elementi che fanno parte dell’arramgiamento: basti pensare al fatto che ogni brano ha una cassa ed un basso diversi o addirittura più tipi. In Cruel ci sono 4 bassi totalmente diversi, così come i piani, gli organi ecc.
Insomma un vero manicomio! Quando ho finito ero stremato…


Andrea: Per quanto riguarda invece l’aspetto ritmico si può sicuramente dire che apprezzate molto di più l’utilizzo di drum machine e campionamenti piuttosto che batterie reali.

Oltre che per dare un tocco “vintage” e allo stesso tempo sperimentale (basti pensare ad esempio, ai pan estremi di rullanti e clap che si susseguono freneticamente in Qui non si muore) ai vostri brani ci sono altre ragioni che vi hanno portato alla scelta di utilizzare breakbeat apparentemente legati a sonorità elettroniche all’interno di un contesto “pop”?

Quali sono le macchine o più in generale i campioni che più vi piace utilizzare?
Nando: In effetti non abbiamo mai utilizzato batterie acustiche che, così come le chitarre, non fanno al momento parte delle sonorità che ci interessa esplorare in questo progetto.
L’elettronica fa parte delle nostre fondamenta e credo che questo si deduca chiaramente dal nostro nome. E’ che rappresenta meglio i contrasti emotivi che vogliamo creare…molte ritmiche sono oltre che minimali anche volutamente “Low-Fi” e spezzate in modo da amplificare il disagio e l’incertezza che si vogliono sottolineare in certi momenti musicali.
Usiamo una ES-1 Korg ed uno strano pc portatile d’epoca (IBM francese con pentium 1 a 133 mhz, con 32 mega di ram e windows 95!) su cui girano 2 programmini minimalissimi e altrettanto d’epoca (Fruity loops 2.0 in francese e ReBirth) in cui poi carichiamo i nostri campioni, e il tutto viene trattato con il “Kaos-mixer” di Korg.

I campioni al 70% ce li facciamo da soli registrando ed editanto ogni cosa immaginabile (ad esempio in Ieri, oggi, domani. abbiamo usato la catena della bicicletta del mio coinquilino Luca ed il rullante di Lomo è in realtà lo switch di accensione del mio ampli “Brunetti Silver bullet”!!).

E’ una ricerca che Davide ed io amiamo portare avanti, ma non è certo nulla di nuovo… chi fa elettronica vive di queste cose ;)

Andrea: In conclusione che consigli tecnici vi sentite di dare a ragazzi che si addentrano nel campo dell’autoproduzione? In poche parole cos’è che secondo voi rende un disco tecnicamente valido rispetto ad un altro?
Nando: la cosa fondamentale è acquisire le capacità tecniche per sfruttare sempre al massimo i mezzi che si hanno a disposizione e che ovviamente sono spesso limitati soprattutto quando si comincia.
Investire nelle tecnologie che rendono indipendenti è fondamentale, ma serve solo se si impara ad utilizzarle correttamente ed in maniera creativa e personale.

Poi se mi chiedi una risposta tecnica e dettagliata a riguardo dovrei scriverti un tomo tipo “Signore degli anelli” e di non così facile comprensione.

Dico solo di ragionare attentamente su ogni investimento e sull’ordine d’importanza, le priorità tecniche!
Coinvolgere qualcuno che ci capisce è importante per evitare errori grossolani.

Un musicista però, oggi, per essere completo deve avere il controllo totale su tutti i mezzi che possono servire al suo scopo…questo è quello che mi è stato insegnato e credo sia sacrosanto.
In conclusione: sento ad oggi un sacco di dischi che, pur avendo grandi mezzi di produzione alle spalle, suonano davvero male ed altrettanti fatti cò du’ lirette, dentro casa, e che spaccano!

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