Le pistole non bastano più
“In Italia escono troppi dischi”, scrive Aurelio Pasini nell’editoriale che compare questo mese sulla homepage di Fuori dal Mucchio, troppi, continua, “a fronte di un mercato agonizzante”. Beh, mica sbaglia Aurelio, ma credo che questo non sia poi un grosso problema per chi ascolta. Le persone continuano ad innamorarsi dei dischi, e se spendono di meno è solo perchè tirano fuori i soldi per le cose che hanno davvero valore. Vi ricordate quanti pessimi dischi compravamo prima?
Viceversa, è un grosso problema per chi crede ancora di vivere dentro ad un film come Almost Famous, o una sua versione più casereccia, dove le canzoni riescono a farti perdonare le stanze d’albergo distrutte e assicurano sempre vino buono alle feste.
Per chi come noi invece crede in altre cose, è proprio una soddisfazione tornare sulle pagine del Mucchio Selvaggio, che avrà pure tanti difetti, ma che all’epoca ebbe il coraggio di candidare un disco autoprodotto come miglior esordio italiano, e metterlo pure a due voti dal vincitore.
Stavolta firma tutto Elena Raugei, a cui devo una birra per aver gradito anche il sitarello che state sfogliando.
Non un passo indietro
autoprodotto
Secondo capitolo di una trilogia avviata con l’esordio “Dal fronte dei colpevoli” del 2005, “Non un passo indietro” è un lavoro di grande qualità. C’è innanzitutto la coraggiosa scelta di autoprodursi, rendendo disponibile il disco in download gratuito attraverso il curatissimo sito ufficiale, dove è comunque possibile acquistare il CD. Le undici tracce in scaletta sfoderano un elettropop cupo e raffinato, con melodie e inquietudini che finiscono per avvinghiarsi in maniera indissolubile. Formato da Marco Pantosti, Georgia Colloridi, Matteo Cavucci, Davide Mastrullo e Nando Mattera, il gruppo romano riversa differenti influenze in una formula affascinante e omogenea: strumentali memori delle colonne sonore di genere, gustosi eccessi barocchi, enfatiche ballad rétro (“Medea” e “Blu”), trame sintetiche filo-new wave, citazioni colte (la title track propone versi di una poesia di Pasolini, recitata dalla sua stessa voce), testi dalle immagini forti che affondano la penna nella sporcizia della società contemporanea. L’alternanza del cantato maschile e di quello femminile è un’ulteriore freccia all’arco degli Elettronoir, accomunabili per attitudine ai Baustelle ma già arrivati al traguardo di una personale cifra stilistica. Sia che si punti su atmosfere avvolgenti (“Ieri, oggi, domani”) sia che si prema l’acceleratore verso moderne rotte rock (“Berliner” o “La ballata della violenza”), le canzoni lasciano il segno. Ci si trova spesso a mezza via fra crudezza e dolcezza, pessimismo e slanci evocativi: è il caso delle ottime “Qui non si muore”, “Amore dimentica/pietà raccoglie” e “Bikini Inferno”. Perché scommettere, certe volte, significa fare centro.
Elena Raugei,
Il Mucchio Selvaggio, febbraio 2009
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febbraio 4th, 2009 alle 16:51
beh se non altro qui siamo solo “accomunabili per attitudine” ;)
Matt per me l’intervista la possiamo fare nella solita modalità..anche giovedì se per voi e per Elena va bene, solo, dopo le 9…che dici?