Sensibili alle foglie
“Sto registrando la mia voce al cellulare perché non voglio perdere il filo di una confusione che mi sta inquietando molto.
Ore 20.30. Sto camminando per Viale Ippocrate, dalla Stazione Termini verso l’auto. Sto tornando da Napoli.
Noi raccontiamo Napoli (Genus). Raccontiamo di Franti, Fabio, Medea e Teresa. Il Cristo Proibito e la Pelle di Malaparte.
Imbottiamo la canzone di drammaturgia ed elementi tragici, la sintesi canzone-teatro di Gaber, l’analisi poetica di Pier Paolo (Species).
Killer di 15 anni che sabato si sono lanciati per Via dei Tribunali, in sella a scooter senza faro, ad ottanta all’ora, fra la gente, con in tasca un pezzo di ferro ed in testa un ordine cui non possono dire di no. Li abbiamo resi “pubblici”, ne abbiamo parlato ancora una volta in più, ri-animati attraverso la voce e la lirica di Pasolini che delinea la “razza” con gli occhi di chi non ha scelta.
O uccidi o sei tu a essere morto.
Le femmine, le donne mito e maghe di Euripide, le ragazze di Valeria Parrella che si fanno avanti in dolci progressioni, la bellezza delle fragilità e delle ostinazioni di Elena Ferrante.
Fare un disco non significa solo proporre musica. Non per noi almeno.
Scrivere un disco imbottito di letteratura, controversie e miserie personali e sociali, e leggere che solo pochi “illuminati” sollevano discussioni sugli spunti trattati attraverso la nostra musica comincia ad essere offensivo.
Offensivo come le parole degli affiliati dei Casalesi ai comizi di Saviano “e’ solo un romanzo – dicono (perché Gomorra è un’inchiesta in forma libro/racconto)- s’è inventato tutto e c’ha fatto i soldi e fama!”.
Credo che si siano perse delle occasioni importanti accostandoci semplicemente ai Colloquio o ponendoci nel limbo tensione Baustelle, notoriamente, e per scelta legittima e coscienziosa, non schierati frontalmente contro un sistema criminale e criminogenetico, ma narratori raffinati di una decadenza romantica cui si può solo assistere e scattare polaroid.
Noi facciamo foto con la lomo invece e sfumiamo la realtà in sintesi dinamica, totalmente fuori controllo.
Noi siamo gli elettronoir e vorremmo porre una luce tenue nei vicoli di Montecalvario, Salita Trinità degli spagnoli, Quartiere San Lorenzo, scala degl’Incurabili, Porta Alba, Discesa Pietà all’inferno. Questi sono i nostri luoghi. I luoghi dove non si può indietreggiare. I posti dove non si deve avere paura. Il luogo dove la rassegnazione è istinto di conservazione. Il terrore è un lusso.
Noi non scimmiottiamo il noir. Noi siamo noir in quanto forma moderna di neo realismo, questo realismo: “Via dei tribunali, killer fredda guardia giurata con quattro colpi di pistola” (Ansa ore 08.15, 18/01/2009).
Sabato a quell’ora ero a duecento metri di distanza, sulla stessa via, a non sentire niente.
Vicoli non romani, che si trovano nei “presepi” di quartieri di lusso (Trastevere-Centro Storico-Borgo Pio), ma vicoli “vene” di fuoco di cui non si vuole mai parlare con accuratezza. La linea barricata Toledo, il muro di una divisione ideale ma ben più vivo e presente (400 anni che sta lì) di quello di Berlino.
Noir non è un luogo prestabilito, un luogo dove cercare il terrore, la paura, e scariche di adrenalina ad esclusivo appannaggio di nerds ed ometti annoiati in sé stessi o “provinciali” esistenzialisti angosciati per un proprio riscatto sociale.
Noir è un’attitudine dell’anima. Abbiamo l’oscuro dentro di noi e ognuno lo manifesta come la costrizione e la contingenza ordina.
Se “Dal Fronte dei Colpevoli” e “Non un passo indietro” debbono servire a qualcosa, questo qualcosa si deve cercare negli spunti di cui i nostri dischi, e la storia delle fughe che raccontiamo, abbondano.
Servono con urgenza discussioni, nuove riflessioni ed analisi, critiche e quant’altro davanti a chi apre la bocca solo per fumare.
Chi scrive e tratta elettronoir come i Perturbazione, i numero 6, gli amari e l’easy listening in generale, perde un’occasione, quella di fare da cassa di risonanza a verità taciute, rendendosi complice dell’inerzia della piccola borghesia modaiola (Vero Pierpaolo?).
Elettonoir parla degli ultimi, dei perdenti in attesa di salvezze che non arriveranno mai, di morti di vita, dei miserabili di Victor Hugo, dell’amore in passione di Izzo, dissolvenza e catarsi, speranza, repressione e silenzi complici da compiacere in necessità.
Ore 21.00, accendo il motore. Penso a quanti downloads sta avendo il disco nella Napoli che ho appena lasciato.
Lo stesso numero dei morti ammazzati negli ultimi tre mesi.
C’è un’urgenza di diffusione e presa di coscienza di questa ed altre guerre esistenziali e destrutturanti. Lontane dalla vita come me la immagino io.
Noi ne parliamo…Ma Voi intellettuali che scrivete recensioni omologando le sostanze di tutti i lavori musicali che vi capitano a tiro, cosa state aspettando?
Perché ritardate? Perché non uscite per strada a vedere le anime che ascoltate nei dischi e nel vostro splendido iPod?
Io non sono Vs complice nel silenzio, io ho scelto di essere elettronoir e di creare voci che non fate parlare Voi per primi!
Senza rancore, ma a fronti ben distinti,
Dal Fronte dei Colpevoli,
Non un Passo indietro,
Marco
-ELETTRONOIR-










gennaio 19th, 2009 alle 16:50
Forse a volte bisogna un attimo fermarsi, Marco, e farsi una risata.
Quello che hai scritto qui mi sembra, oltre che troppo lungo e retorico, decisamente pieno di sé.
Bisognerebbe vivere le cose con leggerezza e, che cavolo, non prendersela mai – sorridere di più.
gennaio 20th, 2009 alle 10:36
bisogna essere pieni di sé perchè se fosse pieno di qualcun altro o qualcos altro, non sarebbe lui, ma quello di cui è pieno. ha fatto una scelta.
si può essere a favore o contro ciò che lui ha scritto, ma la scelta di scrivere questo pezzo è insindacabile ed indiscutibile.
attività del giorno: assentarsi ingiustificatamente dal lavoro.
kiss.