Ragazzo di Calabria

Reitano non era simbolo del servilismo, era la sudditanza alla impossibilità della vita.

Qualche anno fa Teo Mammuccari lo chiamo’ imitando la voce di Berlusconi che gli richiedeva una modifica alla sua canzone “Italia”, quella che faceva “…di terra bella uguale non ce n’è….”. Chiedeva se fosse possibile cambiare il ritornello aggiungendo la parola “Forza” prima di “Italia”, in modo da farne spot per il partito delle illegalità.

Reitano scattò in piedi e fece immediatamente delle prove. Al telefono. All’istante. Sull’attenti.

Quando gli fu rivelato lo scherzo, aveva la voce di uno deluso, uno che aveva perso un’occasione, non di quello offeso o che si era reso ridicolo…

A me, uno che è amareggiato perché ha perso qualcosa incuriosisce non poco.

All’indomani di una sparatoria nel suo paese natio calabro, lo intervistarono ed io lessi quell’intervista che riassumo così:

Nasce e la mamma muore. Poco dopo Il papà sposa la sorella della madre.

15 anni Calabria – Germania a lavorare

19 anni primo palco, Amburgo, quartiere lucci rosse

20 anni spinge Lennon a parlare con un manager suo amico che salverà le vite di quattro ragazzi di Liverpool

comincia a cantare per gl’immigrati in giro per tutto il mondo. Fa successo. Funziona.

Matrimoni, comunioni, festival e feste di minatori, dopolavoro estrattori e chimici, dal Canada all’Australia, davanti a persone che agitano bandierine tricolore.

Adesso dovreste ascoltare “Una valigia sul treno” ed il quadro è completo.

Non ne perde una. Primi soldi, va a Milano. Secondi soldi, compra la terra. Terzi soldi, costruisce case (tante case!). Quarti soldi, fa i figli e chiama tutti i fratelli, sorelle, cugini, nipoti e fonda un quartiere/paese al nord. Cinque soldi, li mette tutti a lavorare, macellaio, barbiere, muratore, imbianchino ecc ecc….

Una madre, un padre, la fidanzata che attende l’amore sui binari, deportazioni forzate, carni da cannoni, ciccione che finalmente mangiano, valigie di cartone, miserie legate alla terra aspra, orgogli come moti emotivi di reazione animale…ed a me era simpatico.

Sì lo ammetto. Mi era simpatico perché non poteva perdere un’occasione e si era allenato in Calabria, dove “non ci sono sempre belle occasioni” da cogliere.

Mi era simpatico perché sapeva di essere ridicolo. Mi era simpatico perché incarnava un ometto, una mezza tacca, che come un saltimbanco medioevale, avrebbe fatto di tutto per far ridere il re. Anche rompersi l’osso del collo.

Baudo chiama, lui andava a San Remo.

La rai chiama, lui corre a Domenica In.

La discografia chiama, lui canta al cantagiro.

I minatori chiamano (“sono pazzo di Iris Blond” di e con Carlo Verdone) e lui canta:

Italia, la valigia di cartone, la forza, un orgoglio che si è spento nell’inutilità del personaggio che era, ricordo e simbolo di come i sudditi di una vita impossibile si debbano arrabattare, spingere nel ridicolo, pur di non perdere mai una possibilità a muso basso, incoscienza, bassi istinti, qualunque essi siano…

Ragazzo di Calabria, nell’Italia del dopoguerra, fino alla morte, ultima occasione da non perdere.

“Una valigia sul treno e poi…”

5 pensieri su “Ragazzo di Calabria

  1. bel post. complimenti. a proposito di mino reitano, un giorno dobbiamo fare quattro chiacchiere su “lady football”…..

  2. Lady Football è un film di una bruttezza tale che non merita nemmeno di essere definito un cult: è semplicemente insensato, punto e basta.

    oddio Nepo…mymovies non lo riporta nemmeno nella filmografia!

  3. matteo, è un film assurdo, senza speranza, fuori da ogni logica. fuori da tutto. ergo va visto. una sola volta, sia chiaro. ma va visto.

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