-elettronoir-

Un suono sospeso tra Morricone e Cure, Warp e Labrador. Gli anni ‘70 delle pellicole italiane e gli anni ‘80 della New Wave. Avanguardia e melodia. Pianoforte, Voce Maschile. Chitarra Basso. Elettronica, Campionamenti. Voce Femminile. Storie d’Italia degli anni 70, rosse come il sangue e nere come il piombo. Una colonna sonora per film già scritti, diretti, interpretati.



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I hear a new world

Con Internet abbiamo imparato a scaricare musica e film gratis. Abbiamo pure scoperto che il porno che si paga non è un buon porno, ma soprattutto ci siamo resi conto che i media siamo (pure) noi. Siccome da queste parti ci piace sperimentare, ho pensato che potesse essere un bell’esperimento ribaltare la solita logica del gruppo che viene intervistato a beneficio dell’Utente, ed essere noi stessi a fare quattro chiacchiere  direttamente con chi ascolta le nostre canzoni e ha voglia di raccontare qualcosa.

Dj Nepo si è prestato volentieri a questo esperimento di band-magazine, ed è stato molto divertente per me starlo a sentire a parlare di dischi e canzoni. Per chi ne volesse di più, lui è uno dei principali animatori della board di IcePink.

Matteo: credo basti una domanda per presentarti: quanti dischi hai a casa, Nepo?

DjNepo: Non lo so, Matteo. Ho perso il conto già da tempo. Fino ad un certo punto ho aggiornato un file col catalogo dei dischi, diviso in 45 giri, 33 giri e cd. Poi però, col passare degli anni, mi sono arreso. Adesso la collezione è stata divisa: un 40% dei dischi è passato con mio fratello nella sua nuova casa, 40% a me (non per niente siamo i “40 brothers“) ed un 20% (solo vinili) nella nostra vecchia cameretta a casa dei genitori.
Il primo disco che comprai da solo (i primissimi li commissionavo ad un cugino più grande o a mio padre ) fu il quarantacinque giri “WOT!” di Captain Sensible’s. Un disco “cult” per me, con un groove epocale: roba che ancora adesso spaccherebbe in pista….

Il primo trentatré giri fu invece “La voce del padrone” di Franco Battiato. Su questo disco e sul suo autore penso sia superfluo aggiungere parole. Un mito vivente.

Il primo CD me lo ricordo benissimo (così come ricordo lo strazio di dover abbandonare il vinile in favore del nuovo tipo di supporto….). Lo presi da Disfunzioni Musicali a Roma, quartiere San Lorenzo (..dove, negli anni dell’Università, andavo a trascorrere i sabato pomeriggio accarezzando dischi e fanzines, a caccia delle ultime novità musicali…) quando ancora non avevo comprato nemmeno il lettore per poterlo ascoltare: la raccolta “Air Balloon Road” della Sarah Records.

T’è piaciuto Non Un Passo Indietro?

Non solo mi è piaciuto “non un passo indietro”. Di più. Per certi versi è la musica che mi piacerebbe comporre e suonare se solo ne avessi le capacità….


Tu forse puoi aiutarmi: perchè non basta che un disco sia suonato da italiani e cantato in italiano per essere un disco italiano?

Riporti due condizioni necessarie ma non sufficienti, in effetti. Perché possa parlarsi di disco “italiano” manca una terza condizione, che è poi a sua volta la summa di tutta una serie di riferimenti culturali squisitamente italiani: il cinema italiano, la letteratura italiana, la musica italiana, il fumetto italiano, la pittura italiana e via discorrendo. Ma probabilmente la questione non è cosi semplice. Un disco come il “Sussidiario illustrato della giovinezza” dei Baustelle, per esempio, pur essendo (per le ragioni suddette) un disco perfettamente italiano, è senza dubbio musicalmente molto legato, oltre che alla tradizione musicale italiana, sia al pop inglese (penso ai Pulp, per esempio) sia alla musica francese…

Da qualche parte leggevo che, se abbiamo sconfitto i ‘90, il decennio delle citazioni, è stato tutto merito di internet e degli mp3. In questo modo i ragazzini hanno smesso di idolatrare gli Oasis e si son scaricati la discografia dei Beatles. Che meraviglia! Ora non esisteranno più gruppi copioni!  …e allora, tutti capolavori? Solo cose meravigliose e niente derivati? Che ne sarà dei dischi di questi di anni zero?

Ogni decennio ha le sue peculiarità. Gli anni settanta non finiscono mai di stupire. Sono stati anni musicalmente incredibili (e a mio avviso non ancora del tutto scandagliati). Una serie impressionante di cantautori, gruppi, generi e sottogeneri, un ginepraio pazzesco dal quale penso non uscirò mai….. Citando il nostro amico Nick “Gli anni ‘70 in Italia hanno espresso la più grande eterogeneità di stili musicali che si ricordi: la canzone d’autore, il pop classico “italiano” e quello di derivazione americana, il beat, il genere sanremese, il folk-blues, il progressive (canterburiano, sinfonico, psichedelico, hard-rock, space-age), il punk, l’elettronica, le colonne sonore ora loungy ora funky…)

Gli anni ottanta invece, con la svolta elettropop, i sintetizzatori, la new wave, le giacche larghe e la gelatina nei capelli sembrano più facilmente circoscrivibili…

Per me gli anni novanta, più che il decennio delle citazioni (quelle ci sono e ci saranno sempre) sono il decennio dei Nirvana e del “seattle sound”. Io li ho vissuti in maniera molto personale, molto privata… alla scoperta del supporto “compact disc”, del collezionismo musicale, delle riviste musicali, delle colonne sonore dei film degli anni sessanta, di una miriade di gemme pop (anche in vinile) di stampo indie provenienti da tutte le parti del mondo…

Di questi anni zero non mi sono fatto ancora un’idea precisa. Lo tsunami “internet” rappresenta senza dubbio una rivoluzione copernicana in fatto di musica. Avere accesso immediato a praticamente quasi tutto ciò che è stato pubblicato nella storia della musica non sembrava possibile nemmeno nelle più fantasiose storie di Martin Mystère….. mi sembra tutto così assurdo…magari ne riparliamo tra qualche anno…

L’altro giorno m’è stata messa la pulce, e siccome son curioso sono andato a vedere: il Sussidiario Illustrato della Giovinezza su ebay arriva 133euro. Su allora, fuori i nomi per diventare ricchi acquistando oggi i dischi indipendenti italiani.

Ehm Matteo, mi sa che non è il metodo migliore per diventare ricchi. “Il sussidiario” costituisce un’eccezione. Un fenomeno raro. Fu un esordio folgorante, un disco che ti cattura e lo fa per sempre. Adesso per molti è quasi un simbolo, un’astrazione. La bella storia successiva del gruppo (che non si è estinto) e d il fatto di non essere stato ristampato ne giustificano l’incremento di valore per i collezionisti…

Sempre restando in tema di collezionismo, mi piace ricordarti due curiosità “disco-alimentari”:
tra i miei cd italiani (discorso a parte si potrebbe fare per i dischi in vinile) credo abbiano raggiunto una discreta quotazione un ep dei Pertubazione dal titolo “36″ (tiratura limitata ed un curiosissimo packaging a forma di mini cartone per pizze da asporto) ed un ep dei Prozac+ dal titolo “baby ep” (di difficilissima reperibilità e dalla grafica spettacolare) sul quale mi è capitato di leggere in rete cose leggendarie, tipo che è stato pubblicato illegalmente prima dell’estate ‘97 dalla Flying records che aveva comprato il marchio Vox Pop nel febbraio dello stesso anno.

Oggi, se vuoi diventare ricco tra venti anni, devi fare scorte di “Q.b”. di Humpty Dumpty e dei vinili degli Offlaga Disco Pax… O dei dischi degli Elettronoir, chi lo sa!

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Abbiamo invece visto tutti (chi in tv, chi su youtube) la serata tributo a de andrè sulla rai. come l’hai vista, dall’altro lato, la musica italiana, quella da tv, schierata in gran parata? a me ha colpito parecchio il filtro sulla telecamera “effetto nostalgia”: tutta bambagia come quando nei film il protagonista ricorda i bei tempi andati…

Condivido la tua osservazione sul “filtro”. Inoltre, da sempre, nutro forti perplessità rispetto alla “musica italiana da tv”. Sono geneticamente attratto dalle cose indipendenti. L’altra sera comunque, a me è piaciuto molto Franco Battiato. Inarrivabile. Ma era scontato: Battiato penso riuscirebbe ad emozionarmi anche cantando l’elenco del telefono, figuriamoci un pezzo di Fabrizio De Andrè, figuriamoci “Inverno”. Da brividi.



4 Commenti a “I hear a new world”

  1. nick/nicola dice:

    Vi faccio i complimenti per l’originale idea e…naturalmente per la scelta dell’intervistato: il migliore possibile e non solo per l’amicizia che mi lega a Filippo/Dj Nepo.
    Tra l’altro le domande poste da Matteo mi sono parse al contempo divertenti ed interessanti.
    Un bravo ad entrambi** e ad maiora :-)

  2. Matteo dice:

    Nick, io credo che le persone si facciano conoscere tanto dalle risposte quanto dalle domande, e dunque mi è sembrato logico che chi frequenta questo sito, e dunque vorrebbe conoscere più ‘da dentro’ il nostro progetto, si possa interessare a delle interviste che noi andiamo raccogliendo.

    Ancor più quando poi a raccontare storie ci si mette uno come Nepo, che più che un’intervista meriterebbe una monografia… ma dove credi di scappare tu?! Sai quante meraviglie potresti tirar fuori!

    :D

  3. brassy dice:

    La parte migliore è quando Nepo ricorda il suo primo CD…

  4. simon tanner dice:

    Nepo, presto dovrai autografarmi una copia di Q.b.
    Ci tengo.

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