Cielo di piombo per Duca Lamberti

Ciclicamente, a noi che ufficialmente siamo una band di Roma, ci chiedono di questa città e del parallelo con Milano. Io ad esser sincero ci son stato poche volte, non la conosco così a fondo da poter tirar giù dei giudizi sensati: quello che so mi arriva più che altro da gente che ci vive o ci ha vissuto, che me lo racconta in chiacchiere vis a vis o in giro per la rete.

In questi giorni, un po’ tutti mi stanno parlando di una città culturalmente sotto assedio, e nel vero senso del termine. Sgombrano il Cox18, che invece dovrebbe essere protetto come un gioiello rarissimo con l’archivio di Primo Moroni, la sua offerta di serate coraggiose e la facciata “affrescata” da Blu.  Chiude anche la Pergola, che a quanto leggo era l’ultimo baluardo nel quartiere Isola.

In mezzo a tutto questo, oggi Georgia mi segnala una notizia che è passata più in sordina, ma credo che sia altrettanto importante: chiude anche la Libreria del Giallo. Mi dispiace sempre quando chiudono le librerie, e stavolta forse ancora di più, sebbene non c’abbia mai messo piede.

Quando la gente non ha più voglia di buoni libri, è come se non ne volesse più sapere della propria identità, di chi è e di dove sta andando. Vuol dire che s’è persa la curiosità, la voglia di scoprire, e che per tanti è sufficiente star a guardare le cose che ci trasmettono, che ci spingono addosso.

Un popolo che non vuol bene ai libri in fondo è un popolo morto.

4 pensieri su “Cielo di piombo per Duca Lamberti

  1. Ci stiamo riducendo alla carcassa, uno scheletro che non è spettro, è ombra di una, mille possibilità che , fuggite via, hanno portato via la sostanza.

    Opposizione come colpo di coda o muerte, rapida e di dolore!

  2. Quando chiude qualcosa è normale essere tristi, di sentire quella morsa all’altezza dello stomaco e di muovere la testa lentamente come per sottolineare il fatto.

    Leggendo di questi posti presi d’assalto, a me viene da pensare che sia normale, che debba andare per forza così. Io – che per motivi vari ho frequentato più librerie che centri sociali finora – mi sento in colpa, se penso che preferisco farmi abbindolare da un offerta alla Feltrinelli, piuttosto che comprare a prezzo pieno dalla libreria vicino casa (nonostante abbia scoperto che ha diversi titoli che mi interessano).

    Continuo a pensarci su, e alla fine mi dico che deve andare cose, che magari non è vero che non vogliamo bene ai libri – o, più in generale, alla cultura – E’ che dobbiamo capire che il gioco è cambiato, e se si usa un vecchio regolamento di certo non si vincerà.

  3. Ragazzi, io ho invitato Tecla, la proprietaria della libreria a partecipare alla discussione. Spero che leggerà la mia mail e che accetterà. Mi sembra una persona con molto da dire e credo che questo possa essere per lei il luogo giusto per farlo!

  4. io “finanzio” una libreria… piccola, ma ottimamente fornita “il mattone” (il proprietario ha preso solo una copia del nuovo libro[?] di moccia ed è fiero che sia rimasta invenduta) prendo libri solo lì. mancano idee. è questro il problema della letteratura, della poesia, della filosofia, della musica, della pittura, della scultura e tutt quant. non ci sono idee. ci siamo adagiati sulla frase “è stato inventato già tutto” e soprattutto stiamo colpevolmente aspettando che a qualcuno venga un’idea. non abbiamo così tanta voglia di leggere o ascoltare idee geniali che erano geniali ai primi del ’900 o anche a metà del ’900. non abbiamo voglia perchè ci sembrano cose obsolete, oramai. possiamo provare interesse per un dato periodo storico, per una certa corrente artistica, per i minimalisti del primo ’900 per i poeti maledetti, ecc.ecc. ma, giustamente, non possiamo leggere o ascoltare solo prodotti artistici dell’era che ci interessa. dobbiamo formarci sulla nostra era, ma la nostra era è morta, insieme ai poeti.
    “poeti? siete morti”
    “la poesia non è più gentile”

    attività del giorno: fare la tosse vera.
    attività(secondaria)del giorno: controllare i prodotti nasali nei fazzoletti altrui.

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