-elettronoir-

Un suono sospeso tra Morricone e Cure, Warp e Labrador. Gli anni ‘70 delle pellicole italiane e gli anni ‘80 della New Wave. Avanguardia e melodia. Pianoforte, Voce Maschile. Chitarra Basso. Elettronica, Campionamenti. Voce Femminile. Storie d’Italia degli anni 70, rosse come il sangue e nere come il piombo. Una colonna sonora per film già scritti, diretti, interpretati.



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Catch me if you can

La mattina comincia con un messaggio da parte di Talkbackparrot, che sul suo myspace possiede dei paesaggi sonori davvero belli -fategli una visita, ne val la pena. Lui ci fa i complimenti per le nostre canzoncine, che, ci dice, s’è andato a cercare dopo aver letto la recensione di SentireAscoltare.

E chi se lo aspettava? Allora sfoglio e sfoglio il pdf pronto stampa che sta sul loro sito, ma nell’elenco delle recensioni, tra la D di Devi e la F di Fabio Orsi proprio non v’è traccia di noi. Chiedo lumi, e allora mi accorgo che Non Un Passo Indietro l’hanno messo di qua, nella pagina delle demo.

Stefano Solventi, che firma, se l’aspettava la mia faccia stupita. Attacca il pezzo dicendo subito che “l’autoproduzione è un fronte gravido di prospettive” e poi va avanti con parole precise e piene di cose di cui andar fieri. Si vede che è bravo ed attento, ma forse non gli è ben chiara una cosa:  l’autoproduzione non dev’essere per forza un punto di partenza, ma può essere un meraviglioso punto di arrivo.

Che differenza c’è, oggi, tra un disco di una etichetta indie italiana a caso e il nostro? L’investimento è più o meno lo stesso, l’audio curato quantomeno allo stesso livello, la capacità di farci notare è più o meno equivalente.

Quale prospettiva migliore allora, nell’era dei mezzi di produzione digitali, che essere padroni del proprio prodotto ad ogni livello?

Standard di qualità identici, libertà totale di espressione, prezzi bassissimi. Indipendenza, quella vera. Prendeteci se ci riuscite.

ELETTRONOIR – NON UN PASSO INDIETRO

Forse i romani Elettronoir stanno un po’ stretti in questa rubrica. Siccome però siamo convinti che l’autoproduzione non sia un ghetto bensì un fronte gravido di prospettive – a differenza delle sempre più imbalsamate uscite “ufficiali” – li ospitiamo senza indugio in We Are Demo, convinti di non fare loro torto. Questo Non un passo indietro è la loro terza prova discografica, nella quale si conferma, delinea e intensifica il piglio da “anni ottanta consapevoli”, ovvero una terza via d’autore tra il pop e la wave di stampo eighties senza scordare il prima e il dopo, cioè il canzonettismo di qualità, le fregole psych e le trame cibernetiche cosiddette “warpiane”, impastando con aggraziata gravità – passatemi l’espressione – campionamenti e Rhodes, chitarre fuzz e sintetizzatori, Depeche Mode e Matia Bazar, New Order e Diaframma, Autechre e Cure, tenendo alta la barra delle liriche (nella title track c’è addirittura la voce recitante di Pasolini) al punto da proporsi quale contraltare accigliato dei Baustelle, rispetto ai quali eccedono forse in teatralità (sfiorando a tratti un senso di fastidioso artificio) però vincendo a mani basse la sfida delle voci femminili (sentite le evoluzioni à la Antonella Ruggiero di Georgia in Medea). Il tutto scaricabile gratuitamente dal loro sito. Fate voi. (voto 7.1/10 myspace.com/elettronoir) (s.s.)

Stefano Solventi,
SentireAscoltare, gennaio 2009

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4 Commenti a “Catch me if you can”

  1. il patto di varsavia seppellirà la vostra cara europa dice:

    non avete anche voi l’impressione che si somiglino tutte queste recensioni?
    per fortuna georgia non canta con i matia bazar…
    e forse è potenzialemente più brava dell’antonella ruggiero.
    ecco: l’ho detto.
    attività del giorno: fare polemica ascoltando i lotus eaters.
    kiss

  2. il patto di varsavia seppellirà la vostra cara europa dice:

    p.s. hanno accostato anche voi ai matia bazar? ma che è un vizio?

  3. Matteo dice:

    ’spetta ’spetta…quell’Antonella lì potrebbe pure leggere la lista della spesa e fare un figurone.

    Però nulla da togliere alla Geo eh, che magari chissà quante altre volte starà lì a stupirci.

    lotus eaters? ma dici che sono ancora loro questi qui?

  4. Georgia dice:

    Beh, ragazzi…vorrà dire che quando gli elettroboys si saranno stancati di me, non avrò problemi a rubare il lavoro alla Faccani…tanto i Matia Bazar ne hanno cambiate poche di cantanti, no??!!
    Scherzi a parte, reputo “quell’Antonella lì” una delle migliori voci italiane degli ultimi 40 anni e nonostante io mi senta molto lontana dalla sua timbrica e soprattutto dal suo modo di cantare/esprimersi, avendo sempre ascoltato altre voci femminili, come Anita O’Day, Peggy Lee, Linda Ronstadt, Emmylou Harris, l’assoluta Bonnie Raitt e la più recente PJ Harvey, non posso che accettare con orgoglio il paragone, se così lo vogliamo definire, tanto amato da chi ci recensisce ultimamente. Io ricordare la Ruggiero?? E chi l’avrebbe mai detto…. :)

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