-elettronoir-

Un suono sospeso tra Morricone e Cure, Warp e Labrador. Gli anni ‘70 delle pellicole italiane e gli anni ‘80 della New Wave. Avanguardia e melodia. Pianoforte, Voce Maschile. Chitarra Basso. Elettronica, Campionamenti. Voce Femminile. Storie d’Italia degli anni 70, rosse come il sangue e nere come il piombo. Una colonna sonora per film già scritti, diretti, interpretati.



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Invito all’ambasciata

Nemmeno una settimana fuori, e già Non Un Passo Indietro si guadagna la prima recensione. La firma Enver per il suo nuovo sito Italian Embassy, e gli riesce anche bene. E dire che lui era uno di quelli che non siamo mai riusciti a convincere del tutto (ce lo ricorda anche sul finale) ma il fatto che comunque lasci parole lusinghiere mi fa felice parecchio. Certo non risparmia qualche stoccata qua e là, ma pare proprio che questo disco sia piaciuto anche a lui. Buona lettura:

-elettronoir- o dell’alterità, Italian Embassy, dicembre 2008

“Non bisogna mollare di un centimetro”, sono le parole che il sodale Fabio Nirta spese all’avvio di questa presente esperienza. Mi sono tornate alla mente ora, in corrispondenza del titolo che i romani -elettronoir- (mi raccomando i trattini, e il minuscolo!) hanno apposto al proprio terzo lavoro: “Non un passo indietro”. Ma nemmeno loro, nella sostanza, mollano un centimetro nè per fortuna recedono dalla propria strada, un accrocchio che combina immagini, suoni, metafore, passione e ricerca relativa al periodo più discusso della storia d’Italia, gli anni Settanta.

Se nella prima manifestazione della trilogia, “Dal fronte dei colpevoli” -e nel paragrafo “#102006″- pur apprezzando gli intenti il risultato appariva disomogeneo, di lampi e tenebre, stavolta il lavoro in studio e anche sulla qualificazione dei singoli membri ha indubbiamente pagato. Le canzoni finalmente suonano “piene”, imbastite su strutture tutt’altro che povere come in passato, complesse e sofisticate a partire dalla bellissima intro Cruel: altro elemento di pregnante novità, le voci di Marco Pantosti e Georgia Colloridi si caratterizzano in un senso più compiuto, togliendo da sé la prima una maniera affettata (salvo in Ieri, oggi, domani che risente di vecchi vizi), la seconda assurgendo a livelli di estensione e fioritura tali da avvalorare il paragone con l’Antonella Ruggiero periodo Matia Bazar (Medea, Blu in botta M83).

Sopra a ogni considerazione vale spendere parole per la differenza più notevole tra il quintetto capitolino e altre pur positive esperienze di recupero storico: ci si lamenta spesso che i nostri giovani autori non sanno combinare il meglio di quanto importano dalle culture anglosassoni con elementi di tradizione melodica nazionale (vale anche viceversa), ebbene dentro “Non un passo indietro” convivono il Gianfranco De Cataldo di “Romanzo criminale” e la Factory dei New Order più riflessivi, l’algida epica di matrice Gahan/Gore per La ballata della violenza con il Battiato coevo, il Giovanni Lindo Ferretti “del mondo” e Florian Henckel, regista di “Le vite degli altri”.

Berliner in effetti è la traccia portante, un mantra di basso che borbotta -a mio parere andava evidenziato maggiormente, cfr. Offlaga Disco Pax in Onomastica- su cadenza in scansione Ottanta, là dove Georgia “surroga” Rachele Bastreghi su Bikini inferno, ormai usuale omaggio ai Baustelle, e Qui non si muore avrebbe meritato, per sonorità e intonazione, di lasciarsi alle spalle cascami lessicali del più vieto goticume. Dettagli, a fronte della presa di posizione che la titletrack affida a Pier Paolo Pasolini, nella lettura delle sue “Ceneri di Gramsci” come un pugno chiuso versato sull’ordine corrente.

Se si aggiunge che l’intera operazione è comodamente scaricabile nel sito della band, suggestivamente messo a nuovo, il quadro può dirsi decisamente lusinghiero per coloro che hanno a cuore il ricordare e l’attualizzare, con modalità che non è errato definire fuori dal tempo. E dire che probabilmente non sarà mai un gruppo interamente “mio”, della vita…

Enrico “Enver” Veronese,
Italian Embassy, dicembre 2008

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